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giovedì 7 aprile 2022

La Dania a Mombercelli

 

Ne parlano gli anziani, qualcuno di loro almeno, se si riesce a coglierlo nella serata giusta, davanti a un buon bicchiere, mentre la nebbia corre sui prati, vela la luna e si sfrangia sui rami. Allora torna la Dania a cercare il suo noce che non c'è più e tra le zolle smosse par di veder rilucere la cavallina d'oro dagli occhi di diamante. Fra i casolari sfumati nel verde, dove il gufo lancia il suo richiamo e il barbagianni lo raccoglie, a Mombercelli sembra condensarsi il magico dell'Astigiano, qui più che altrove. L'atmosfera arcana e rarefatta avvolge chi ha il cuore stretto dai pensieri e gli infonde la certezza di riuscire, in tutto, come se si abbeverasse a una sorgente miracolosa. 

Nella frazione Roeto si trova una cascina antica che ha sparsi intorno a sé i resti di abitazioni ancora più antiche. Apparteneva un tempo agli Squillari, il cui padre, il patriarca, era un certo Carlo dla sèra che diede poi il nome alla zona, Serra delle Quaglie, poi passò alla famiglia Dania. Oggi è indicata come Cà Dania, ossia Casa Dania. Davanti alla cascina vi era un grosso noce sotto il quale la vecchia Dania andava a cucire, a sbucciare le patate o a fare altri lavori. L'albero fu abbattuto, non si sa bene quando, ma molti affermano che all'imbrunire è ancora possibile vedere la vecchia al solito posto che lavora, rimpiangendo i giorni lontani e il noce ombroso. Nella medesima zona, presso la cascina Serra delle Quaglie, c'è la Valle del Demonio. All'inizio dell'Ottocento era di stanza nella zona un presidio di francesi, piuttosto arroganti con la popolazione. Un giorno inseguirono alcuni contadini fino a una vallata stretta fra le colline. Gli abitanti del luogo tesero allora un'imboscata e i francesi, affrontati con pali strappati dalle vigne, se la sarebbero vista brutta se non fossero giunti rinforzi. Il massacro fu evitato per intervento della autorità locali. Pace fu fatta e suggellata con un pranzo in una delle valli vicine, che allora prese il nome di Valle del Pranzo, che confina con quella del Demonio. In questo fiorire di episodi, reali secondo alcuni abitanti di Mombercelli, anche se inducono a pensare a leggende, c'è lo smarrimento, o il furto, di un prezioso talismano: una cavallina d'oro che aveva per occhi due diamanti; sarebbe appartenuta addirittura a Napoleone. I francesi avevano con sé il talismano ma lo persero durante il pranzo, forse distratti dalle abbondanti libagioni. Chi riuscì a mettere le mani sulla cavallina, decise di sotterrarla per impedire a chiunque di impossessarsene. L'oggetto, a cui si attribuivano proprietà magiche - doveva soprattutto recare influssi benefici al possessore - da quel momento scomparve. Ancora oggi, a Mombercelli, i contadini quando lavorano la terra e la rivoltano per fare gli scassi per le vigne, guardano le zolle con attenzione: potrebbe emergere dal suolo la cavallina, preziosa tanto come monile quanto come portafortuna.

La strade della Serra delle Quaglie, che praticamente passa sotto la cascina dei Dania, era la via principale, oggi del tutto inaccessibile, che collegava Mombercelli con Castello d'Annone e quindi con la strada per Asti-Torino. I carrettieri la conoscevano come "Strada del sale" perché arrivava da Savona fino lì. Non va tralasciata una catena di strani fenomeni legati a una collina a breve distanza da Casa Dania. La piccola altura assume alla sommità l'aspetto di un tumulo appiattito; è il Pian dello Scoppio e l'origine del nome è sconosciuta. Qui dovrebbe essere avvenuta un'esplosione, ma il fatto non trova una registrazione, un dato storico che lo spieghi. Nessuno ha mai scavato nel tumulo e non si sa che cosa racchiuda. Tra i quattro castelli che sorgono nella zona, c'è spazio anche per le masche, che nel panorama astigiano paiono sovrapporsi meglio nell'immagine arietina del "dio cornuto" di molte popolazioni celtiche e delle isole britanniche. Le masche di Mombercelli, infatti, assumono nel racconto degli anziani l'aspetto caprino. Nella metà dell'Ottocento nessuno, dopo il tramonto, si azzardava a transitare davanti al camposanto. Un contadino nella frazione Roeto, dopo mezzanotte, si trovò nei pressi del cimitero di Mombercelli, situato dove ora vi è il peso pubblico. Allora in quei paraggi sorgeva anche una cappella, detta di San Sebastiano, già abitata da un eremita. Il brav'uomo si sentì vacillare le gambe: avvertì sul collo un alito caldo e affannoso e sulle spalle si posarono due zampe di capra. Senza voltarsi, accellerò il passo e quando giunse nella frazione La Piana, alle prime case, si voltò ma non vide nulla. Dove scorre il torrente, nella strada sottostante la cascina, sempre la stessa, in estate oscillano a mezz'aria fuochi fatui, ad accentuare l'atmosfera del posto. Ma a Mombercelli c'è pure la storia del giaguaro che si aggirava nei boschi, avvolto da uno strano alone, come fosse stato fosforescente. Gli occhi accesi, i denti pronti all'assalto, rammenta, nelle descrizioni che ne fanno, il "mastino dei Baskerville" di cui narra Conan Doyle e che eccitò lo spirito da investigatore di Sherlock Holmes. Di quell'animale si sa poco ma a Mombercelli vi fu chi munì il proprio cane di un collare di aculei, perché fosse protetto e in grado di contrattaccare il giaguaro diabolico. Una notte venne anche organizzata una battuta per catturare la belva fosforescente, ma i cacciatori tornarono a casa delusi. L'ultima volta sarebbe stata vista, secondo taluni, nel settembre del 1949. Fu la visione di un istante, poi disparve lasciando nell'aria un penetrante odore di zolfo.


TRATTO DAL LIBRO "PIEMONTE MAGICO E MISTERIOSO", di Renzo Rossotti, Newton Compton Editori. 

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